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Valentina Morando, Junior Sustainability Specialist di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista a Valentina Morando, Junior Sustainability Specialist di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista a Valentina Morando, Junior Sustainability Specialist di LIITO Sapere che la nostra Terra ha un giorno in cui la domanda di risorse naturali supera ciò che può rigenerare in un anno può sembrare spaventoso. Tuttavia, affrontiamo l’Overshoot Day come un’opportunità per migliorare le nostre abitudini. Anche se i cambiamenti necessari possono sembrare impegnativi, è cruciale adottare pratiche di sostenibilità efficaci. Oggi parliamo con Valentina Morando, Junior Sustainability Specialist di LIITO, per capire come affrontare questa sfida globale attraverso pratiche sostenibili. Valentina ci ha aiutato a comprendere come anche piccoli cambiamenti e nuove abitudini possano essere fondamentali per la sostenibilità aziendale. Iniziamo con una breve presentazione del tuo ambito di competenza: il tuo percorso di studi e professionale ti ha portato ad esplorare come i sistemi socio economici possano essere rivalutati per garantire che economia e società operino entro i limiti ambientali. Questo è un campo di studio emergente, particolarmente sentito dalle nuove generazioni. In che modo credi che questo aspetto sia rilevante e come LIITO e i suoi partner lo mettono in atto? Sì è vero, i miei studi fanno parte di quelle nuove competenze e conoscenze che solo pochi anni fa non erano così al centro dell’attenzione. Però, in realtà, questa visione e necessità di sviluppare, o addirittura ricostruire, una società più sostenibile ha radici profonde. I cambiamenti climatici e sociali recenti hanno sicuramente aumentato l’urgenza di “riorganizzarsi”. Grazie al mio percorso universitario e al mio interesse personale, ho scoperto quanto sia importante, ora più che mai, rivedere i nostri sistemi socio-economici per far sì che funzionino nel rispetto dei limiti ambientali. Perché, come abbiamo detto tante volte, non si può parlare di sostenibilità senza considerare l’interdipendenza tra ambiente,economia, e società,la famosa trinità E-S-G insomma. E in LIITO questa visione è fortemente supportata anche dalla tipologia di approccio con cui seguiamo i nostri progetti. Ed è effettivamente uno spunto di importante discussione sicuramente per  le nuove generazioni, che sono particolarmente consapevoli dei rischi e delle opportunità legate alla sostenibilità.  LIITO è una realtà giovane e questo è un suo grande punto di forza, allo stesso tempo però si appoggia a realtà con radici ben salde e anni di esperienza, come il team del professore Diamantini dell’Università Milano Bicocca ma anche SCOA-School of Coaching che diventa uno strumento estremamente importante per accompagnare tutti i livelli e le generazioni  in questo nuovo approccio al lavoro in azienda.  Cambiare l’intera struttura della società può sembrare un’impresa titanica e fuori dalla nostra portata. Molte aziende, infatti, si trovano ad affrontare impegni e necessità di cambiamenti significativi, che spesso risultano difficili da implementare. Come pensi che questa transizione possa essere gestita in modo efficace? Ovviamente, aspettarsi che questa transizione avvenga da un giorno all’altro sarebbe irrealistico. Lo sviluppo sostenibile, come suggerisce il termine stesso, implica un processo graduale di cambiamento. Le richieste degli ultimi anni sono state numerose e continue, ma non sono sorte dal nulla. Sono il risultato di una crescente consapevolezza e informazione. L’obiettivo ultimo di queste richieste però è semplice: garantire a tutti la possibilità di vivere in un mondo sano e sostenibile, preservando il bene più prezioso di tutti, la nostra esistenza. Penso che rientrare nei limiti naturali non dovrebbe essere visto come un sacrificio, ma come un’opportunità. Un’opportunità per passare verso tecnologie più avanzate e pulite e verso un’economia più giusta. Con il nostro lavoro in LIITO vogliamo trasmettere anche questo, cominciamo con una fotografia della situazione attuale delle aziende e poi costruiamo insieme alla aziende stesse delle soluzioni ad hoc che possano incentivare e accompagnare in questa transizione. È vero, la situazione che ci si pone davanti non è semplice, ma i metodi per cominciare il percorso sono tanti e anche il più piccolo fa la differenza. Possiamo, ad esempio, iniziare interrogandosi su quanto spesso mangiamo carne, pesce o derivati animali, su quanto cibo sprechiamo, sulla nostra produzione di rifiuti, o sui nostri comportamenti di mobilità. Ogni piccolo passo verso la sostenibilità conta. Non dobbiamo vedere questa transizione come un ostacolo insormontabile, ma come un viaggio collettivo verso un futuro più sano e giusto per tutti. Con il giusto approccio e la collaborazione di tutte le parti coinvolte, possiamo costruire un mondo in cui economia, società e ambiente coesistono in armonia. Nel nostro articolo di due settimane fa abbiamo presentato l’Overshoot Day, giorno in cui il nostro pianeta va in “deficit ecologico”. Quali sono i principali potenziali approcci per contrastare un Earth overshoot day ogni anno sempre più precoce e come si possono integrare con le politiche aziendali? L’Overshoot Day è uno strumento potentissimo. Avere la possibilità di vedere segnato sui nostri calendari un giorno in cui sappiamo di aver sforato le risorse a nostra disposizione è sicuramente di grande impatto. Probabilmente ancora più scioccante è vedere quanto questo giorno si stia sempre anticipando. Negli anni Settanta cadeva a dicembre, quest’anno arriviamo a malapena ad agosto. Anche in questo caso questo cambiamento non è né casuale né avvenuto dall’oggi al domani, ma è il risultato di molti fattori: l’aumento continuo della popolazione mondiale, dell’incremento dei consumi e della trasformazione degli ecosistemi naturali per soddisfare le nostre esigenze sempre più crescenti. Tutti fattori che accelerano il cambiamento climatico e la perdita di ecosistemi naturali, evidenziando una chiara tendenza: consumiamo sempre più risorse, forse troppe. L’Overshoot Day però non è un ostacolo invalicabile e le aziende sono dei protagonisti essenziali nel contrastarlo. Quando un’azienda adotta pratiche sostenibili, queste pratiche non solo contribuiscono alla sostenibilità globale, ma creano anche un effetto positivo a catena, incoraggiando i dipendenti ad applicare questi principi anche nella loro vita quotidiana. Gli esempi sono molteplici, migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse ad esempio è un primo passo essenziale. Quindi investire nell’adozione di tecnologie per la produzione a basso impatto e l’ottimizzazione dei processi produttivi possono ridurre significativamente l’impronta ecologica di un’azienda. Un altro approccio importante è la transizione da un’economia lineare a una circolare. Le aziende possono adottare pratiche che enfatizzano il riciclo e il riuso, riducendo la quantità di rifiuti, così

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Parla l’esperienza - Intervista a Linda Lanzavecchia, Environmental and Climate Advisor di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista a Linda Lanzavecchia, Environmental and Climate Advisor di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista a Linda Lanzavecchia, Environmental and Climate Advisor di LIITO Le normative e le iniziative internazionali svolgono un ruolo cruciale nel percorso verso la sostenibilità, plasmando le azioni e gli impegni dei singoli Paesi e delle aziende su scala globale. Questi accordi incentivano l’adozione di pratiche aziendali e comportamenti individuali più responsabili. Il Green Deal, in questo senso, rappresenta un passo cruciale nella lotta contro il cambiamento climatico. Abbiamo parlato con Linda Lanzavecchia, Environmental and Climate Advisor di LIITO che, grazie alle sue competenze, ci ha aiutato a comprendere meglio in che modo accordi ed impegni internazionali siano cruciali nella creazione di un contesto normativo che spinge verso la sostenibilità. Nei tuoi studi e lavori hai analizzato come gli ambienti di lavoro e le infrastrutture possano incentivare pratiche sostenibili, da qui anche il tuo ruolo come Environmental and Climate Advisor. Quali esperienze professionali ti hanno più influenzata nel tuo impegno per la sostenibilità e in che modo queste hanno modellato il tuo approccio al lavoro in LIITO? A noi di LIITO piacciono molto i dati, quindi permettetemi di usarne qualcuno per spiegare meglio. Trascorriamo gran parte del nostro tempo in ambienti chiusi e la maggior parte di noi vive in città. Anche se le città occupano solo una piccola parte del pianeta, consumano circa l’80% delle risorse globali. Provenendo dal mondo dell’architettura, mi sono presto resa conto dell’impatto significativo che le infrastrutture hanno sia sulle persone che sull’ambiente, producendo CO2 e gas serra.  Una delle esperienze più cruciali per me è stata sicuramente lavorare in Cile per uno studio che progettava architettura sostenibile. Lì ho scoperto l’esistenza di infrastrutture che rispettano il nostro ambiente. Questa esperienza ha acceso il mio interesse per il ruolo delle infrastrutture nel promuovere la sostenibilità. Successivamente, ho studiato Environmental Technologies a Londra, dove ho acquisito un approccio olistico alla sostenibilità. Questa formazione mi ha fornito le competenze necessarie per svolgere il mio lavoro in LIITO, dove continuiamo a integrare un approccio olistico in tutte le nostre attività. Da quello che ci hai raccontato e da quella che è la tua esperienza professionale ed accademica, il tuo ruolo in LIITO si concentra dunque sulla promozione di pratiche di sostenibilità ambientale nelle realtà aziendali. Sei una delle rappresentati dunque delle E, nella sigla: ci puoi spiegare in che modo questo aspetto è rilevante e come LIITO e i suoi partner lo mettono in atto? Beh che sia rilevante non c’è dubbio, in primis perché il nostro pianeta è in crisi e dobbiamo agire per salvarlo. Non si tratta solo di proteggere la Terra, ma di garantire la nostra stessa sopravvivenza. Un altro motivo di attenzione è anche poi che la percezione della sostenibilità è cambiata nel tempo: prima eravamo immersi nella natura, ora abbiamo perso il contatto con essa e dimentichiamo che ogni nostra azione ha un impatto ambientale.  In LIITO ci definiamo consulenti alla sostenibilità, ma ciò che ci distingue è il nostro approccio formativo. Non solo aiutiamo le aziende a migliorare il loro impatto ambientale, ma lo facciamo parlando direttamente alle persone. L’ecosistema di LIITO, composto da molteplici anime, a mio parere funziona proprio grazie a questa capacità di dialogo. La nostra forza sta nel promuovere una comunicazione efficace sulla sostenibilità. Come vedi il futuro degli ambienti di lavoro sostenibili e quali tendenze emergenti ritieni saranno cruciali nei prossimi anni per promuovere la sostenibilità sia a livello aziendale che edilizio? Quali pensi invece che siano le principali sfide che le aziende affrontano nel rendere i loro edifici e ambienti di lavoro più sostenibili e come possono essere superate? Il futuro degli ambienti di lavoro sostenibili è molto promettente, anche se ci sono delle sfide. In Italia, uno dei problemi principali è che molti edifici e città sono vecchi. Dovremo essere creativi nel riutilizzare gli spazi esistenti piuttosto che costruire nuovi edifici. Dal punto di vista economico, la sostenibilità è spesso vista come un costo aggiuntivo. Ma dobbiamo cambiare questa mentalità e capire che investire nella sostenibilità è un’opportunità, non una spesa. Una strategia chiave per superare questo ostacolo è coinvolgere la leadership aziendale e qui sicuramente un nostro alleato prezioso è SCOA – The School of Coaching con i suoi servizi. Non dimentichiamoci che il dialogo con le persone è essenziale. Nei prossimi anni, vedremo emergere tendenze come l’adozione di tecnologie green, l’efficienza energetica e le pratiche di economia circolare. Sarà anche importante sviluppare infrastrutture resilienti e flessibili che possano adattarsi ai cambiamenti climatici. Le aziende possono superare queste sfide mettendo la sostenibilità al primo posto nelle loro strategie. Gli strumenti ci sono già; quello che serve è la volontà di agire e di integrare queste pratiche nelle operazioni quotidiane. Nel nostro articolo di due settimane fa abbiamo presentato il Green Deal europeo e le sue aspirazioni ad azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050. Quali sono le principali strategie per raggiungere questo obiettivo e come si possono integrare con le politiche aziendali? In realtà, è al vaglio una nuova proposta di legge che mira a ridurre le emissioni del 40% entro il 2040. Tuttavia, è anche vero che le recenti elezioni hanno visto uno spostamento verso destra, quindi ecco, bisognerà vedere se questa proposta verrà approvata.  In ogni caso la strategia principale per raggiungere l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050, sembrerà ovvio, è sicuramente quella di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Non c’è altro modo. Questo può essere realizzato puntando su diverse aree chiave, come l’energia rinnovabile, la mobilità sostenibile e infrastrutture efficienti. Investire in fonti di energia pulita come il solare, l’eolico e l’idroelettrico è fondamentale, così come promuovere l’uso di veicoli elettrici e migliorare i sistemi di trasporto pubblico. Inoltre, è importante implementare sistemi di raffreddamento e riscaldamento più sostenibili negli edifici. Un altro aspetto cruciale è il cambiamento delle abitudini delle persone. Le aziende devono focalizzarsi sull’educazione e la motivazione dei dipendenti a contribuire attivamente alla sostenibilità. Le aziende possono integrare queste strategie promuovendo l’uso

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G come Green Deal

G come Green Deal

G come Green Deal Diventare il primo continente a raggiungere la Carbon Neutrality entro il 2050: è questo l’obiettivo con cui è nato il Green Deal, il piano della commissione europea per contrastare il cambiamento climatico che abbraccia sia la dimensione ambientale che quella sociale. Si tratta di un progetto molto ambizioso che, nelle intenzioni della Commissione Europea, “trasformerà l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali”. Vediamo nello specifico in cosa consiste questo patto verde e in che modo può aiutare l’Europa a settare l’esempio per gli altri continenti per compiere una grande missione: salvare la Terra. Che cos’è il Green Deal? Annunciato da Ursula von der Leyen nel 2019, il Green Deal è un pacchetto di iniziative strategiche che prende le mosse da Agenda 2030 e con cui l’Unione Europea si impegna a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, attraverso degli obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040. Le normative che lo compongono, però, non si focalizzano solo sul tema dell’ambiente, ma prendono in considerazione anche l’aspetto umano e sociale delle persone che da questi cambiamenti vengono toccate. I tre pilastri su cui il Green Deal si fonda infatti sono: azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050 dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse fare in modo che nessuna persona e nessun luogo sia trascurato   La sfida quindi è imponente, anche e soprattutto perché mira a cambiare il concetto di economia lineare, ad adattarlo ai cambiamenti del clima e alle necessità dell’ambiente e a mettere in discussione il modo in cui i diversi settori interagiscono tra loro. Il messaggio che l’UE vuole far passare con questa transizione verde, infatti, è che solo attraverso un approccio olistico e intersettoriale, che tenga conto delle necessità economiche, ambientali, climatiche e sociali, si può realizzare una società più equa, con un’economia prospera, moderna e competitiva.Per farlo, è necessario mettere in atto iniziative che riguardano non solo il clima e l’ambiente, ma anche l’energia, i trasporti, l’industria, l’agricoltura e la finanza: tutti settori interconnessi, che non possono essere considerati separatamente nella realizzazione di un obiettivo così grande. Come si raggiunge l’obiettivo? Il Green Deal si compone di diversi piani d’azione specifici che si rivolgono a diversi settori con obiettivi precisi, tra cui ridurre le emissioni inquinanti, combattere il disboscamento, favorire la diffusione dell’agricoltura biologica, l’implementazione di un modello di economia circolare e la partecipazione civica. Tra le iniziative principali possiamo citare: Pronti per il 55%: traduce in normativa le ambizioni del Green Deal in materia climatica, attraverso proposte che rivedono la legislazione sul tema del clima, dell’energia e dei trasporti (fa parte di questo pacchetto anche il CBAM, di cui abbiamo parlato qui). Trasforma l’ambizione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 in un obbligo giuridico e fa sì che l’UE si impegni a ridurre del 55% le emissioni rispetto al 1990 entro il 2030. Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: rende l’UE una società resiliente ai cambiamenti climatici e adeguata agli impatti prevedibili, anche attraverso un adattamento ai sistemi di protezione civile. Strategia sulla biodiversità per il 2030: mira a contribuire al recupero della biodiversità in Europa entro il 2030, per apportare benefici alle persone, al clima e al pianeta. Strategia “dal produttore al consumatore”: orienta l’attuale sistema alimentare verso un modello sostenibile per avere a disposizione cibo nutriente a sufficienza per tutti e a prezzi accessibili e promuovere una produzione più sostenibile. Strategia industriale: sostiene l’industria nel suo ruolo di promotore e acceleratore di cambiamento, innovazione e crescita. Piano d’azione per l’economia circolare: promuove il passaggio a sistemi circolari di produzione e consumo attraverso trenta punti d’azione che si focalizzano sulla progettazione di prodotti sostenibili, la circolarità dei sistemi produttivi e la possibilità di far operare al consumatore scelte consapevoli. Energia pulita, economica e sicura: promuove la decarbonizzazione del settore energetico. Strategie per foreste e deforestazione: attraverso la gestione sostenibile delle foreste, svolge un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni di gas serra. Transizione giusta: fornisce sostegno finanziario e assistenza tecnica alle regioni più colpite dalla transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2. Il Green Deal, quindi, costituisce un passo fondamentale da parte dell’Unione Europea nella lotta al cambiamento climatico e le strategie che promuove avvicinano l’Europa all’obiettivo di diventare il primo continente a raggiungere la neutralità climatica attraverso azioni che si prendono cura anche del contesto sociale. La conseguenza sarà un miglioramento per la salute e il benessere sia del pianeta che delle persone.

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Francesco Aleotti

Parla l’esperienza – Intervista a Francesco Aleotti, Chief Knowledge Manager e Project Supervisor di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista a Francesco Aleotti, Chief Knowledge Manager e Project Supervisor di LIITO La sostenibilità si inserisce in un contesto globale in cui trasparenza e responsabilità emergono come pilastri fondamentali per un’economia equa e sostenibile. L’integrazione di nuovi obblighi per le aziende può dimostrarsi un percorso tortuoso, ma l’opportunità di rendere queste difficoltà uno stimolo è certamente un’occasione da cogliere. È proprio in questa cornice che la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) assume un ruolo di grande rilievo. Abbiamo parlato con Francesco Aleotti, che è stato Postdoctoral Researcher dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e da questo mese è Chief Knowledge Manager e Project Supervisor di LIITO. Il suo intervento offre una chiara prospettiva su questi temi cruciali, aiutandoci a comprendere appieno le ragioni per cui l’impegno delle imprese verso la sostenibilità è così essenziale. Iniziamo con il presentare il tuo ambito di competenza: nel tuo percorso di studi e professionale ti sei concentrato anche su come lo sviluppo sostenibile possa essere promosso attraverso la gestione aziendale e le pratiche decisionali, quindi della G nella sigla. Lo abbiamo chiesto anche ad Anja nell’intervista scorsa, ora è il tuo turno: in che modo questo aspetto è rilevante e come LIITO e i suoi partner lo mettono in atto? Nel percorso del mio PhD intitolato “Sviluppo umano sostenibile”, ho focalizzato la mia ricerca sulla sostenibilità mettendo al centro le persone. Alla fine, non si tratta sempre di questo? L’ambiente esiste per permettere all’uomo di vivere. Abbiamo studiato realtà e società sostenibili per le persone, con l’obiettivo di garantire benessere fisico e mentale e una vita armoniosa. Ho imparato a misurare il benessere e a identificare le caratteristiche di una società felice, comprendendo il legame tra il benessere delle persone e la sostenibilità. Quando abbiamo iniziato la collaborazione tra il team di ricerca della mia università e LIITO, l’interesse comune è stato quello di sviluppare e implementare un metodo di intervento utile per le imprese, finalizzato a produrre un business sostenibile e un modello organizzativo in cui le persone stiano bene. Il raggiungimento del benessere dentro e fuori l’organizzazione, insomma. D’altronde è da sempre, e sarà probabilmente per sempre, che la società come insieme di persone e dinamiche sociali vive un costante cambiamento. Il nostro scopo è indirizzare questo cambiamento verso pratiche più sostenibili. Questo è il filo conduttore della mia ricerca e del lavoro di LIITO. Nel contesto delle pratiche socio-organizzative sostenibili, quali sono le principali sfide che le aziende affrontano oggi e come un tipo di  governance sostenibile può aiutarle a superarle La sfida principale è sicuramente governare il cambiamento, da sempre parte integrante della natura umana. Attualmente, le organizzazioni affrontano un mondo in rapido mutamento; la velocità con cui ci stiamo trasformando è percepibile. Se lasciassimo che il mercato decidesse chi deve soccombere e chi deve emergere, oppure se ci dessimo delle linee guida per trovare un percorso, farebbe una grande differenza. La governance sostenibile coinvolge persone che prendono decisioni in maniera consapevole e sostenibile. Orientare la propria società verso questo tipo di decisioni è la scelta che rende possibile il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Il grande problema del cambiamento non è mai la tecnologia; il vero problema è modificare le abitudini delle persone. Se qualcuno è abituato ad andare al lavoro in auto, cambiare questa abitudine è complicato. E anche questa diventa una sfida importante per chi governa un’organizzazione: convincere le persone a cambiare per un obiettivo a lungo termine, di cui probabilmente il singolo non beneficerà immediatamente. Uno dei grandi problemi della nostra società è l’entropia informativa. Come l’entropia fisica, essa si crea quando elementi agitati causano caos e disordine. Allo stesso modo, nel mondo della sostenibilità c’è molto caos, ed è difficile avere chiarezza su ciò che è necessario e importante. Un altro compito di LIITO è portare maggiore consapevolezza per comprendere meglio questo caos e aiutare le organizzazioni a orientarsi. Nel nostro articolo di due settimane fa abbiamo presentato la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). Nella tua esperienza, come credi che l’introduzione di questa normativa, nonostante sia frutto di un compromesso, possa favorire l’evoluzione in materia di sostenibilità e governance aziendale nel prossimo futuro e quali impatti potrebbero avere? Il primo dato di fatto è la difficoltà delle imprese di interfacciarsi con un nuovo processo burocratico che si aggiunge alla già vasta quantità di regolamentazioni. Comprendere e interiorizzare il motivo di questa necessità è ciò su cui bisogna concentrarsi. È sfidante mettere in evidenza i possibili benefici di questi nuovi obblighi. Per un’organizzazione, ampliare la propria visione agli impatti più lontani lungo la propria catena del valore è spesso una questione sottovalutata, a cui le persone non si sentono responsabili. Tuttavia, il concetto di responsabilità condivisa e il bene comune sono argomenti fondamentali nell’ottica di sostenibilità e benessere comune. Se compreso davvero a 360°, questo approccio può rappresentare un grande vantaggio. Di solito basta che il 20% di un gruppo adotti un comportamento diverso perché venga notato; una minoranza significativa può sostenere questo cambiamento. Quando poi, nel mondo aziendale, questa soglia viene raggiunta, diventa lo standard. Le aziende saranno meglio preparate ad affrontare i rischi, sempre più frequenti, e presenteranno lavoratori più motivati. Riguardo al compromesso: sapere che le azioni vengono notate una volta raggiunti certi livelli può comunque aiutare il cambiamento. Si nota la parte che si impegna, e nonostante dall’altra parte ci sia chi non lo fa, non si perde la speranza. Qual è il ruolo della leadership nella promozione di pratiche socio-organizzative sostenibili all’interno delle aziende e come pensi  possano i dirigenti influenzare positivamente il cambiamento verso una maggiore sostenibilità? Il tema del buon esempio è cruciale: se mi trovo in una situazione in cui nessuno pratica la sostenibilità, perché dovrei farlo io se il mio leader non lo fa? È necessario vedere un motore di cambiamento in primis. Ma come dare il buon esempio? L’insegnamento di nuove pratiche e abitudini non è una questione facile e veloce; bisogna imparare a farlo, bisogna allenarsi per farlo. Per

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Anja Puntari, Founder and Managing Partner

Parla l’esperienza – Intervista ad Anja Puntari, founder di LIITO

Parla l’esperienza – Intervista ad Anja Puntari, founder di LIITO Il viaggio verso un business più sostenibile, per le aziende, è un percorso innanzitutto di consapevolezza nei confronti di se stesse, ma anche di continuo aggiornamento e adattamento alla realtà mutevole che le circonda. In questo contesto, è d’aiuto avere uno sguardo d’insieme su tutti i significati inclusi nell’acronimo ESG e su tutte le dimensioni che questo coinvolge. Abbiamo parlato con Anja Puntari, Executive Business Coach e founder e managing partner di LIITO, per comprendere meglio perché la sostenibilità per le aziende è cosi fondamentale. Cominciamo dall’inizio di questa avventura: perché hai deciso di fondare LIITO? LIITO è una società che nasce nel 2022, grazie all’incontro tra persone provenienti da background diversi, frutto di oltre un decennio di esperienza aziendale. Ad unire questo intreccio è stata l’ambizione comune di contribuire al raggiungimento di un mondo più sostenibile, dove le organizzazioni e le persone possano esprimere il loro massimo potenziale in contesti culturali, organizzativi e ambientali favorevoli. A sostegno di questa ambizione c’è stata senz’altro l’esperienza mia e dell’altro founding partner Roberto Degli Esposti come Executive Business Coaches, che ci ha visto lavorare a stretto contatto con molte persone e organizzazioni. Il nostro know-how si è arricchito grazie alla collaborazione con il Prof. Diamantini e il suo team presso l’Università Bicocca, i quali già da tempo si dedicano alla promozione della sostenibilità.  É da questa unione di competenze che è nata LIITO, come società che si propone di creare un ecosistema innovativo, unendo differenti realtà per soddisfare al meglio le esigenze di sostenibilità delle organizzazioni. Il nostro obiettivo è quello di sperimentare un modello di ecosistema organizzativo che offra il massimo valore nei tre pilastri ESG. Nel nostro articolo di due settimane fa abbiamo presentato la Timeline della sostenibilità. Nella tua esperienza, come sta evolvendo la consapevolezza delle aziende su quanto la loro attività impatti sull’ambiente e le persone? Nella mia esperienza, ho notato un aumento significativo della consapevolezza delle aziende riguardo all’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulle persone. Le imprese stanno diventando sempre più consapevoli dei rischi e delle opportunità legate alla sostenibilità e stanno integrando queste considerazioni nelle proprie strategie aziendali. È un cambiamento guidato non solo dalla spinta esterna dei clienti, che richiedono un modo nuovo e più rispettoso di fare business, ma anche da motivazioni interne. Le nuove generazioni, che costituiscono una parte crescente della forza lavoro, sono particolarmente sensibili alla sostenibilità e alle pratiche aziendali responsabili: richiedono condizioni di lavoro diverse, un trattamento dei dipendenti più flessibile e, in generale, sono più aperte e inclusive rispetto alle precedenti. Inoltre, l’Europa sta affrontando un cambiamento demografico importante, con una diminuzione della natalità e una popolazione che invecchia. Di conseguenza, la lotta per attirare e trattenere il talento e la forza lavoro più in generale è diventata sempre più impellente per le aziende. In questo contesto, le aziende riconoscono che la sostenibilità non è solo una questione etica, ma anche un fattore chiave per rimanere competitive e attrattive sul mercato del lavoro. La creazione di un’immagine aziendale positiva, fondata su pratiche sostenibili e un ambiente di lavoro inclusivo, non solo attira i talenti migliori, ma contribuisce anche a migliorare la reputazione aziendale e a mantenere la fiducia dei clienti e delle parti interessate. Quanto le normative vengono percepite come un obbligo e quanto come uno stimolo al cambiamento? Le normative sulla sostenibilità possono essere percepite dalle aziende sia come un obbligo normativo da rispettare sia come uno stimolo al cambiamento. Le aziende che vedono le normative come un obbligo potrebbero limitarsi a soddisfare i requisiti minimi per conformarsi alla legge, mentre quelle che le interpretano come uno stimolo possono cogliere l’opportunità per innovare e migliorare le proprie pratiche aziendali, guadagnando un vantaggio competitivo sul mercato. Inoltre, va considerato il ruolo sempre più influente del mercato finanziario nel promuovere la sostenibilità aziendale. Oggigiorno, molti investitori, fondi e istituzioni finanziarie integrano i criteri ESG nelle loro decisioni di investimento e nelle politiche di finanziamento. Ciò significa che le aziende non sono più valutate solo in base ai loro risultati finanziari, ma anche in base alla performance ambientale, sociale e di governance. Questo cambiamento ha portato a una vera e propria disruption nel mercato finanziario, dove sempre più fondi e banche richiedono alle aziende di dimostrare un impegno e una trasparenza nei confronti dei temi ESG per accedere a finanziamenti o prestiti. Questa pressione non riguarda solo le grandi aziende, ma coinvolge tutta la catena di valore, sia in upstream che in downstream. In sostanza, l’azienda si trova ad affrontare una richiesta di azione sostenibile in ogni fase della sua attività. Questa tendenza riflette un cambiamento sistemico nel modo in cui le aziende vengono valutate e giudicate, e sottolinea l’importanza crescente della sostenibilità come driver di valore a lungo termine per le imprese. Molto spesso quando con le aziende si parla di sostenibilità, il pensiero va all’ambiente, invece nell’acronimo ESG c’è molto di più. Nella tua professione ti occupi di Business Coaching, quindi della S nella sigla: in che modo questo aspetto è rilevante e come LIITO e i suoi partner lo hanno messo in atto? Il Business Coaching svolge un ruolo cruciale nel supportare le aziende nella gestione degli aspetti sociali della sostenibilità (la “S” in ESG). Molte aziende sono consapevoli dell’importanza di coltivare relazioni positive con i propri dipendenti, clienti e comunità, ma potrebbero avere bisogno di supporto per sviluppare strategie efficaci per migliorare la soddisfazione e l’impegno dei dipendenti, gestire il cambiamento organizzativo e promuovere una cultura aziendale inclusiva. In particolare, se prendiamo ad esempio il nostro Partner Performant by SCOA, possiamo dire che abbiamo concentrato l’impegno su tematiche tipiche del pilastro “S” della sostenibilità. Ci siamo focalizzati sull’inclusione delle diversità e sull’empowerment della leadership al femminile, riconoscendo l’importanza di creare un ambiente di lavoro inclusivo e diversificato. Inoltre, abbiamo affrontato le sfide emerse dal nuovo modo flessibile di lavorare post-COVID, lavorando insieme per garantire un migliore work-life balance ai dipendenti e sviluppando strategie per mantenere

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T come Timeline della Sostenibilità

T come Timeline della Sostenibilità

Stiamo vivendo un’epoca di cambiamento. Un cambiamento che si riflette anche nella necessità per le aziende di adattarsi a un mondo in rapida trasformazione.  Un cambiamento che non è avvenuto da un giorno all’altro, ma che si è evoluto nel corso del tempo, accompagnato da una serie di eventi significativi. Tra questi, emergono l’importanza di rispettare normative internazionali, una crescente attenzione da parte degli investitori e una vera e propria rivoluzione nell’atteggiamento e nella consapevolezza generale riguardo alla sostenibilità. Quante volte vi è capitato di sentire il termine “sostenibilità”? E quante volte avete cercato online  uno dei tanti argomenti ad esso associati, come economia verde, obiettivi sostenibili, agenda dell’ONU, ESG, eccetera? Beh, secondo le statistiche fornite da Google, sono state molte; specialmente nell’ultimo decennio. A parlare sono i dati: sempre più persone sembrano dimostrare un crescente interesse verso la sostenibilità.  A livello globale il termine “sustainability”, e gli argomenti ad esso associati, hanno subito una crescita media del 4000% rispetto al decennio passato. Nello specifico poi, la parola “sostenibilità”  è aumentata nelle ricerche degli italiani del 166.67%.  Questi numeri riflettono non solo un aumento dell’attenzione verso il tema, ma anche un cambiamento culturale che ha portato la sostenibilità al centro del dibattito sociale e aziendale.  La storia della sostenibilità Tuffiamoci dunque a capofitto nella storia della sostenibilità. Partiamo dalla seconda metà del ventesimo secolo, quando l’attenzione comincia a spostarsi sul ruolo delle attività umane nell’impatto ambientale. È da questo momento di maggiore consapevolezza sociale che infatti si sono delineati i  primi importanti accordi internazionali. Nel 1970, con la celebrazione del primo Earth Day, si assiste a un aumento dell’attivismo e della consapevolezza pubblica sull’ambiente, con una crescente pressione per maggiori regolamentazioni e interventi governativi. Nel 1972, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano a Stoccolma segna la prima conferenza mondiale sull’ambiente umano, dando vita al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP). Il rapporto Brundtland del 1987 introduce il concetto di sviluppo sostenibile, definendolo come un modo di vivere che sostiene le generazioni future. Questo rappresenta un punto di svolta nel collegare le pratiche aziendali a una visione a lungo termine della sostenibilità. Negli anni seguenti, le attività delle Nazioni Unite continuano a promuovere l’azione internazionale sull’ambiente, con un’enfasi crescente sul cambiamento climatico e altre sfide globali. Nel 1992, la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo a Rio de Janeiro vede l’adozione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e l’approvazione dell’Agenda 21.  Nel 1997, viene adottato il Protocollo di Kyoto, che stabilisce obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra per i paesi industrializzati. La regolamentazione continua a essere vista come il principale motore del cambiamento, con un’enfasi sulla pressione verso le aziende per innovare e adattarsi alle sfide ambientali. A partire dal 1976, con le prime linee guida dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) sulla condotta responsabile delle imprese multinazionali, si segna un primo passo verso la considerazione delle implicazioni sociali e ambientali delle attività aziendali. Nel 1997 vengono fondati il Global Reporting Initiative (GRI) Nel 1998 viene fondato il Protocollo GHG sui gas serra. Nel 2015, si rafforza l’importanza della trasparenza e della divulgazione delle informazioni ESG, con l’approvazione dei nuovi GRI Universal Standards e l’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Nel 2019, la Commissione Europea presenta il Green New Deal Europeo, un piano ambizioso per trasformare l’economia europea in una economia a basse emissioni di carbonio. Nel 2021 con la Tassonomia UE si definiscono le attività economiche sostenibili. Nel 2022 la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), ha intensificato la pressione sui regolatori per introdurre normative obbligatorie o requisiti di rendicontazione ESG più rigorosi. Nel 2023, la Commissione Europea adotta gli ESRS, una serie di norme per standardizzare le pratiche di rendicontazione della sostenibilità in tutti gli Stati membri dell’UE, garantendo una divulgazione coerente e comparabile delle metriche ambientali, sociali e di governance. Insomma, non c’è dubbio che ci sia molto da esplorare quando si tratta di capire come il mondo stia affrontando la sfida della sostenibilità. Così come quando ci si chiede come mai proprio in questo momento storico questa consapevolezza e sensibilizzazione abbiano raggiunto le aziende nel loro profondo.  Overview dei principali accordi 1972 Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) 1987 Rapporto Brundtland 1992 Earth Summit a Rio de Janeiro 1997 Protocollo di Kyoto 2015 -Accordo di Parigi -Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile 2019 Green New Deal Europeo Overview rendicontazione 1976 Prime linee guida sulla condotta responsabile delle imprese 1997 Global Reporting Initiative (GRI) 1998 Protocollo GHG 2011 Sustainability Accounting Standards Board (SASB) 2019 Nuovi GRI Universal Standards 2021 Tassonomia UE 2022 Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) 2023 ESRS Quali sono state le forze guida verso una maggior consapevolezza di sostenibilità aziendale? L’evoluzione delle pratiche aziendali verso una maggiore sensibilizzazione e integrazione della sostenibilità rappresenta un aspetto cruciale del panorama economico contemporaneo.  Le motivazioni di tale fenomeno possono essere molteplici; quelle che però sono state fondamentali secondo il professore e autore di “Purpose+Profit” George Serafeim, sono tre.  Le normative internazionali hanno giocato un ruolo chiave:l’introduzione di normative più rigorose e impegnative ha spinto le aziende a rivedere le proprie pratiche e adottare misure più sostenibili. L’Unione Europea ha svolto un ruolo guida nel promuovere la sostenibilità attraverso la legislazione e i regolamenti, incoraggiando le aziende a integrare considerazioni ESG  nelle loro operazioni. L‘influenza dei fondi è stata significativa:grandi investitori hanno iniziato a richiedere una maggiore trasparenza e rendicontazione sulle performance ESG alle aziende in cui investono. Nella sua lettera del 2019,  Larry Fink, CEO di BlackRock, una delle più grandi società di gestione patrimoniale al mondo, ha sottolineato l’importanza di una prospettiva a lungo termine e di una chiara strategia di scopo per le aziende. Ha argomentato che le aziende di successo devono andare oltre il semplice obiettivo di massimizzare il profitto finanziario e devono invece integrare il concetto di scopo nella loro missione aziendale. Questo, per le aziende, si traduce nel considerare gli impatti sociali, ambientali e di governance (ESG) delle proprie

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