Alla COP30 di Belém, il termine mutirão è risuonato come una dichiarazione d’intenti: trasformare la lotta al cambiamento climatico in uno sforzo collettivo, concreto e condiviso. Mutirão, nella tradizione brasiliana, significa unire le mani per un obiettivo comune, ed è proprio questo lo spirito che ispira il documento conclusivo della conferenza. Il Global Mutirão non è solo l’esito politico dei negoziati, ma dovrebbe essere un invito a ripensare la governance climatica come un grande lavoro comunitario globale, anche se, in termini di obblighi, non ha dato i risultati sperati.
Ha una radice indigena, è un termine della lingua portoghese-brasiliana e fa riferimento all’impatto positivo del lavoro comunitario. Si tratta di mutirão: una parola che evoca una tradizione comunitaria profonda, che valorizza il lavoro collettivo e volontario per il raggiungimento di un obiettivo comune. Il suo significato etimologico indica proprio “mettere insieme le mani, lavorare insieme” e se inizialmente lo si utilizzava solo nel campo del lavoro agricolo o edilizio, col tempo, per estensione, è arrivato a rappresentare tutto ciò che si fa partendo dal principio di collaborazione.
In sintesi, questa parola fa emergere quanto possa essere potente una comunità che si attiva per realizzare qualcosa di utile e concreto.
Considerando quanto il suo significato sia portatore di messaggi profondi, quindi, diventa ancora più rilevante il fatto che il termine mutirão rientri nel titolo del documento finale della COP30, che si è tenuta a novembre a Belém, in Brasile: un accordo che porta questo senso di mobilitazione collettiva a livello globale, per un impegno condiviso e universale per la sfida climatica.
Al di là delle intenzioni, vediamo che cosa prevede.
I quattro pilastri del Global Mutirão
Noto anche come Mutirão Decision, il Global Mutirão è il documento politico che è emerso dalla chiusura dei lavori della COP30, approvato in maniera ufficiale e unanime dai quasi 200 Paesi presenti.
Centrale è il fatto che il testo richiami e ribadisca alcuni principi fondamentali, come l’impegno, previsto dall’Accordo di Parigi, di mantenere l’aumento della temperatura globale se possibile entro l’1,5°C, ma in ogni caso al di sotto dei 2°C; l’attenzione ai diritti umani, nello specifico in relazione alle popolazioni indigene e delle comunità locali; l’importanza del ruolo delle città, delle imprese e della società civile per il successo della sfida climatica.
Potremmo dire, quindi, che il Global Mutirão ruoti intorno a quattro pilastri:
- Finanza climatica: entro il 2035, c’è l’obiettivo di mobilitare, includendo fondi sia pubblici che privati che provenienti da finanza internazionale, circa 1300 miliardi di dollari l’anno per sostenere i paesi in via di sviluppo. Il lavoro previsto seguirà un programma biennale con l’obiettivo di monitorare i progressi, discutere criteri, fonti e responsabilità degli attori pubblici e privati e creare un rapporto costruttivo tra Paesi sviluppati, economie emergenti e Paesi più vulnerabili.
- Adattamento: sempre entro il 2035 si è deciso di triplicare i finanziamenti per i Paesi più esposti a eventi climatici estremi, come siccità, ondate anomale di calore, inondazioni e innalzamento del mare. Tuttavia, nonostante questa iniziativa segni un passo avanti, non è risolutiva: il gap tra bisogni reali di questi Paesi e finanza disponibile, infatti, rimane ancora lontano dall’essere colmato.
- Implementazione degli impegni nazionali: il documento prevede lo sblocco dei Piani Nazionali di Adattamento (NAP), che erano fermi da due anni. Questo significa riconoscere i progressi dei Paesi in via di sviluppo riguardo ai NAP, mettere in luce la difficoltà di reperire dati, competenze e risorse, rendere i fondi più accessibili per attuare una pianificazione integrata tra adattamento, sviluppo e riduzione del rischio.
- La via per la transizione: nel Global Mutirão c’è un grande assente, ovvero il tema dell’uscita dai combustibili fossili. Nonostante fosse molto sentito, in realtà il documento non segna nessun passo avanti su questa strada: non vengono mai citati direttamente petrolio, carbone e gas, non è presente un piano per la riduzione di queste materie, non si parla della riforma dei sussidi ai combustibili fossili.
- Finanza climatica: entro il 2035, c’è l’obiettivo di mobilitare, includendo fondi sia pubblici che privati che provenienti da finanza internazionale, circa 1300 miliardi di dollari l’anno per sostenere i paesi in via di sviluppo. Il lavoro previsto seguirà un programma biennale con l’obiettivo di monitorare i progressi, discutere criteri, fonti e responsabilità degli attori pubblici e privati e creare un rapporto costruttivo tra Paesi sviluppati, economie emergenti e Paesi più vulnerabili.
L’opportunità per Europa e Italia
Il Global Mutirão quindi non può essere accolto con la soddisfazione a cui si ambiva prima che la COP30 iniziasse. La mancanza di una roadmap globale verso l’eliminazione dei combustibili fossili potrebbe offrire una scusa per rallentare la decarbonizzazione, considerando che non c’è un obbligo globale.
D’altro canto, però, la sua missione di lavoro comunitario espressa dal nome può essere un buon banco di prova: il peso istituzionale di Italia e UE possono essere rilevanti nel dare il buon esempio, facendo in modo che gli impegni trovino concretezza in leggi, incentivi e investimenti. Una posizione che può essere sfruttata anche per favorire la cooperazione internazionale, tracciando una via per un transizione più giusta sia a livello politico che operativo.
Tra aspirazioni globali e azioni sui territori, lo spirito concettuale racchiuso nel termine mutirão può fare da guida per evitare che le parole scritte sul documento non rimangano solo un manifesto, ma si trasformino nella spinta per un cambiamento concreto.