Creare una cultura condivisa attraverso la sostenibilità: il caso Bubble Bev
Bubble Bev è un’azienda biellese che opera nel settore del beverage, supportando i clienti in tutte le fasi della produzione di bevande. Nata nel 2021, oggi esporta in 16 paesi ed ha un processo di internazionalizzazione in corso. I punti di forza del suo successo possono essere trovati nella capacità dei fondatori di adattarsi alle necessità del mercato, ma anche nella creazione di una cultura condivisa basata sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla comunicazione. Dal 2025 è cliente di LIITO.
Se si fa ciò in cui si crede, la strada che porta a risultati importanti è meno ripida. Potremmo sintetizzare con questa frase l’impegno di Bubble Bev in tema di sostenibilità: non una semplice attenzione, ma un vero e proprio approccio strategico, un valore fondante presente e radicato nell’identità aziendale fin dal primo momento.
“Siamo figli di una generazione molto più attenta a questi temi” dichiara Nick Ranghino, Co-Founder: il fatto che la maggioranza delle persone che lavora in azienda sia under 30, fa sì che sia molto sentita e condivisa la responsabilità verso il pianeta e le persone e che da questi principi derivi uno specifico modo di lavorare e di pensare. La sostenibilità quindi non è un obiettivo, ma un filtro che permette di innovare in maniera coerente con quel principio: tutto ciò che viene fatto, fin dal momento della sua ideazione, è già colorato di sostenibilità.
Sostenibilità in pratica: il percorso con LIITO
Perché un’azienda intrinsecamente sostenibile dovrebbe seguire un percorso di sostenibilità?
La risposta ce la dà Luca Rosa:
“Il percorso con LIITO serve a strutturare il cambiamento con principi operativi e organizzativi definiti per analizzarci in modo corretto”
Luca Rosa
Il valore condiviso, una sensibilità diffusa che prescinde le dinamiche aziendali, quindi, è la base su cui costruire azioni pratiche e pragmatiche, darsi degli obiettivi e anche riuscire a raccontarlo nella maniera più coerente con il brand. È un processo che conferma la correttezza della direzione intrapresa e, al tempo stesso, dà gli strumenti per navigare con maggiore precisione. L’alto punteggio ottenuto da Bubble Bev nella prima valutazione di sostenibilità non è stata una sorpresa, ma la conferma tangibile di un impegno che poteva essere messo a sistema, con un piano di sostenibilità a cui si sta lavorando e un bilancio di sostenibilità in programma per il 2026.
C’è anche un altro obiettivo del percorso intrapreso con noi che che i founder hanno messo in evidenza: trasformare il sentire condiviso in una cultura da diffondere, per generare una missione che concentricamente si allarga e accomuna il management dell’azienda, i collaboratori e i clienti, creando appartenenza e fidelizzazione.
Coltivare l’appartenenza: la sostenibilità come linguaggio comune
“È più facile formare che imporre”
Nick Ranghino
Per un’azienda quindi che nasce con un’identità intrinsecamente sostenibile, è venuto naturale generare appartenenza facendo leva sulla propria visione: sono messaggi che passano attraverso i prodotti consumati in ufficio, i percorsi specifici di mobilità per i dipendenti, una spinta alla digitalizzazione e all’innovazione. Avvicinarsi al mondo di Bubble Bev, come dipendente, significa entrare nella sua visione e dare il proprio contributo alla spinta innovativa che caratterizza l’azienda.
È una cultura però che permea anche all’esterno, attirando nuovi clienti: una caratteristica distintiva di Bubble Bev, soprattutto all’interno del mercato B2B, è l’impegno in comunicazione e branding. E i risultati dicono che è una strategia che porta i suoi frutti: i clienti arrivano perchè vedono ciò che l’azienda fa, comprendono, condividono, ne percepiscono il valore aggiunto e la qualità. Un nuovo cliente interessato è un nuovo gruppo di persone che dice “Sì, sposo la vostra visione, sono d’accordo con i vostri valori. Coltiviamoli insieme”.
Si realizza quindi così la manifestazione visiva di una cultura aziendale strutturata, attenta e proiettata al futuro, dove la bellezza e la sostenibilità viaggiano sullo stesso binario.
La sostenibilità va più veloce del mercato
In LIITO diciamo sempre che le aziende che si occupano di sostenibilità sono anche quelle che innovano di più, e Bubble Bev ne è la prova. Il filtro sostenibile di cui parla Nick Ranghino è lo strumento che permette di avere una visione a lungo termine, analizzare i trend e i cambiamenti sul medio-lungo periodo e quindi anticipare le scelte del mercato. Si potrebbe fare l’esempio dei materiali utilizzati per il packaging (con la scelta di non investire in tecnologie PET, ma di svoltare direttamente su materiali più sostenibili o maggiormente riciclabili) o dell’efficientamento dei processi produttivi per limitare il consumo di acqua. È un approccio che permette di avere un vantaggio competitivo e, di conseguenza, di trasmettere questo vantaggio al cliente. Afferma Luca Rosa: “Preferiamo non ricevere la domanda dal consumatore, ma anticiparla. È nostro dovere essere i primi a fornire la tecnologia o l’innovazione che soddisfa sistemi che non sempre sono già esplicitati. A volte il trend c’è, ma non tutti sono in grado di metterlo in atto. Questo è nostra responsabilità”.
Integrando la sostenibilità nel suo core business, quindi, Bubble Bev riesce a fidelizzare i clienti attraverso una leadership visionaria e concreta. La sostenibilità diventa un fattore trainante di crescita, una cultura da mantenere viva insieme alle persone.
E se la sostenibilità avesse un gusto? Per Nick Ranghino sarebbe quello della kombucha: innovativo, benefico e che spinge oltre la comfort zone. Il percorso con LIITO è stato l’elemento che ha fatto “fermentare” questa cultura, trasformando un ingrediente naturale in una bevanda strutturata, con una identità precisa e benefici a lungo termine.