Nel futuro si giocherà sotto terra?
I Mondiali di calcio del 2026 hanno sorpreso per molte ragioni. Non sono mancati risultati inattesi, nazionali che hanno raggiunto le fasi finali contro ogni pronostico e un tabellone che pochi avrebbero immaginato all’inizio del torneo. E alla fine l’ambita Coppa del Mondo è andata alla Spagna, che ha battuto l’Argentina 1-0 ai supplementari.
Ma al di là del risultato, c’è un’altra storia che merita attenzione.
Durante le partite disputate tra le varie sedi del World Cup il caldo estremo è diventato parte dell’organizzazione dell’evento. Le novità del 2026: per giocare in sicurezza con temperature vicine ai 38 °C sono state predisposte panchine climatizzate, pause per l’idratazione, sistemi di raffrescamento, acqua ed elettroliti per i giocatori e protocolli specifici per il rischio di fulmini. Già l’anno precedente, infatti, durante il Club World Cup 2025 negli Stati Uniti, il maltempo aveva addirittura costretto a sospendere una partita per oltre due ore.
In questo contesto è emerso chiaramente che il vero problema non è solo il termometro che sale, ma lo stress termico complessivo, ovvero quel mix micidiale di temperatura, umidità e assenza di vento che rende l’aria irrespirabile. Su questo i ricercatori sul clima di CICERO (Oslo) e il sindacato dei calciatori FIFPRO hanno lanciato un chiaro allarme alla FIFA: le attuali pause per il caldo non bastano più e le tutele per la salute dei giocatori vanno anticipate prima che la situazione diventi pericolosa.
Ed ecco uno di quei momenti in cui ci accorgiamo che il futuro è già iniziato. Non sta cambiando il gioco. Stanno cambiando le condizioni che rendono possibile giocarlo.
Quando cambia il clima, cambia anche un’industria
Il calcio è molto più di uno sport. È una delle industrie dell’intrattenimento più importanti al mondo e genera un impatto economico enorme attraverso diritti televisivi, sponsorizzazioni, turismo, infrastrutture, merchandising, abbigliamento tecnico e innovazione. Quando un ecosistema di queste dimensioni è costretto ad adattarsi, difficilmente il cambiamento rimane confinato al rettangolo di gioco.
Per anni abbiamo parlato del cambiamento climatico soprattutto come qualcosa da evitare. Naturalmente la mitigazione resta fondamentale, oggi, però, stiamo entrando anche in una fase diversa: dobbiamo imparare a gestire gli impatti di un cambiamento climatico che è già in corso. È un cambio di prospettiva strutturale.
Non stiamo parlando di una tendenza teorica. I danni economici degli eventi climatici estremi in Europa sono cresciuti in modo evidente negli ultimi anni e rappresentano ormai una variabile economica strutturale.
Un recente studio della Commissione Europea propone proprio questa lettura: il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale o un costo del futuro. È un rischio macroeconomico da integrare già oggi nelle decisioni aziendali, negli investimenti e nella pianificazione pubblica.
Lo sport rende questo cambiamento immediatamente visibile. Organizzare una partita significa ormai considerare temperatura, umidità, salute degli atleti, sicurezza del pubblico, consumo energetico, assicurazioni, continuità dell’evento e resilienza delle infrastrutture.
Ma forse l’aspetto più interessante è un altro. Quando cambia il contesto, cambiano anche le domande che poniamo all’innovazione.
Per decenni l’innovazione nello sport ha cercato soprattutto di migliorare la performance: scarpe più leggere, materiali più resistenti, tessuti più traspiranti, attrezzature più aerodinamiche. E se il prossimo grande salto tecnologico non riguardasse più la velocità, l’agilità o la forza degli sportivi, ma la nostra abilità di organizzare eventi di questo tipo in un clima diverso?
Forse, però, non cambieranno solo i prodotti. Potrebbe variare il modo stesso in cui progettiamo gli spazi e la logica dell’evento stesso.
Quando pensiamo all’innovazione climatica immaginiamo quasi sempre l’energia, l’automotive o l’edilizia. Raramente pensiamo allo sport. Eppure proprio il calcio, grazie alla sua rilevanza economica e alla sua capacità di mobilitare investimenti, ricerca e tecnologia, potrebbe diventare uno dei grandi acceleratori dell’innovazione per l’adattamento climatico.
Se un settore di queste dimensioni ha bisogno di trovare nuove soluzioni, è probabile che nasceranno nuovi materiali, nuovi sistemi costruttivi, nuove tecnologie e nuovi modelli di business. Molte di queste innovazioni potrebbero poi trovare applicazione ben oltre gli stadi: negli ospedali, nelle scuole, nei trasporti, nelle fabbriche e nelle città.
Lo sport come laboratorio dell’adattamento
Avvaliamoci delle strategie di futures thinking e immaginiamo di essere nel 2045. Vi presento 6 scenari di possibile sviluppo degli eventi sportivi nel futuro.
1. Assegnazione dei mondiali di calcio in base al clima
2. Architettura sportiva sotterranea per il caldo estremo
3. Abbigliamento tecnico raffreddante per i calciatori
E se il prossimo grande salto tecnologico riguardasse un supporto tecnico per competere in condizioni climatiche estreme? Esattamente come in Formula 1, la vittoria arriverà grazie alla sinergia tra l’abilità dello sportivo e il team tecnologico che lo supporta.In Giappone, alcune aziende come Kuchofuku producono già da tempo giacche ventilate e dispositivi indossabili che aiutano a raffreddare il corpo, impiegando nuovi materiali progettati per lavorare durante le ondate di calore, ma questi campionati del mondo hanno visto l’ingresso dell’abbigliamento rinfrescante anche nel calcio: Adidas ha infatti realizzato Climacool System, un’innovazione che nasce per il mondo dei motori, ma che è stata riadattata e testata appositamente per le esigenze dei calciatori. Il kit è composto da il gilet rinfrescante, una giacca isolante e un copriscarpe in grado di ridurre la temperatura dei piedi di 2 gradi in 7 minuti, che permette di mantenere la sensibilità al tocco del pallone (e quindi non compromette le performance atletiche) dando in più refrigerio a tutto il corpo.
Oggi sembrano applicazioni di nicchia, ma domani potrebbero diventare strumenti indispensabili nello sport quanto nei cantieri, nella logistica, nell’agricoltura e in tutte le professioni che si svolgono all’aperto.
4. Geoingegneria e cloud seeding per gli eventi sportivi
Oggi la geoingegneria appartiene soprattutto al dibattito scientifico, ma l’applicazione più mastodontica applicata allo sport l’abbiamo vista in Cina in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Il governo cinese mise in atto il più grande intervento di modificazione meteorologica della storia per un singolo evento, lanciando 1.104 razzi da 21 stazioni intorno a Pechino in sole 8 ore di bombardamento continuo delle nuvole per scongiurare il pericolo di un temporale imminente sulla cerimonia di apertura.
Questo processo di “cloud seeding” consiste nello spruzzare particelle di ioduro d’argento o ghiaccio secco all’interno delle nubi tramite aerei o razzi, favorendo la condensazione e facendo cadere la pioggia nelle zone circostanti prima che questa raggiunga il luogo dell’evento. Ma se questo funziona per la gestione della pioggia, mitigare le temperature medie a terra è una sfida di geoingegneria solare per cui l’umanità non ha ancora soluzioni immediate. Se le ondate di calore diventassero insostenibili, arriveremo a sviluppare tecnologie capaci di alterare temporaneamente il microclima attorno a un grande evento? Fino a che punto saremmo disposti a intervenire direttamente sulle dinamiche atmosferiche per salvare uno spettacolo sportivo?
5. Stadio virtuale ed esperienza sportiva ibrida
E se, invece di adattare continuamente il mondo fisico, iniziassimo a spostare parte dell’esperienza nel mondo digitale?
Oggi ci sembra impensabile assistere a una finale dei Mondiali senza essere realmente allo stadio. E se le tecnologie immersive continuassero a evolversi, potremmo arrivare a vivere un’esperienza quasi indistinguibile da quella fisica.
Forse gli spettatori acquisteranno un biglietto per entrare in uno stadio virtuale insieme ai propri amici, scegliendo la visuale, interagendo con altri tifosi e vivendo la partita come se fossero presenti. E forse anche gli atleti, almeno in alcune competizioni, non avranno più bisogno di trovarsi nello stesso luogo fisico.
Sembra fantascienza. Ma, se ci pensiamo, anche il lavoro da remoto o una riunione in realtà virtuale sembravano fantascienza solo pochi anni fa. Se questo scenario si realizzasse, non cambierebbe soltanto il modo di seguire lo sport. Cambierebbe un’intera economia. Trasporti, turismo, ospitalità, sicurezza, merchandising, diritti televisivi e perfino il concetto stesso di “evento dal vivo” potrebbero essere ripensati.
6. Il calcio diventa un attore della transizione
Nello scenario più inerziale, vinceranno semplicemente gli atleti più resilienti dal punto di vista biologico, e cambieranno i metodi di allenamento: diventerà pratica comune sottoporre gli sportivi a sessioni in camere iperbariche e termiche per incrementare la tolleranza al calore.
Ma esiste anche uno scenario complementare. Invece di limitarsi a subire l’impatto, il mondo del calcio potrebbe decidere di contribuire attivamente alla mitigazione. Immaginiamo che una parte fissa dei ricavi generati dai grandi eventi venga destinata sistematicamente a progetti di rigenerazione degli ecosistemi, riforestazione, cattura della CO₂ o sviluppo di nuove tecnologie climatiche. Una delle industrie più ricche e influenti del pianeta trasformerebbe la propria capacità economica nella più grande leva per accelerare la transizione ecologica globale.
Progettare il domani, oggi
Nessuno di questi scenari è una previsione assoluta. Alcuni potrebbero non realizzarsi mai, altri potrebbero coesistere. Contemplare il futuro non serve a indovinare cosa accadrà, ma a mappare la direzione del cambiamento e a catturare in anticipo le opportunità di business, sia dentro sia fuori dal mondo sportivo.
Se l’organizzazione degli eventi inizierà a basarsi su criteri climatici, forse come imprenditori dovremo valutare i pattern geografici delle temperature prima di allocare le nostre sedi aziendali o i nostri hub logistici. Se l’architettura si sposterà nel sottosuolo, chi opera nell’edilizia potrà ripensare l’efficienza termica sfruttando la terraferma. E chi produce abbigliamento da lavoro ha l’opportunità d’oro di fare un salto tecnico immediato per tutelare la salute degli operai nei mesi estivi.
Il domani arriva molto prima di quanto immaginiamo. E a volte, passa semplicemente da una partita di calcio.
Articolo di Anja Puntari
Founder and managing partner di LIITO, foresight practitioner e consulente strategica. Aiuta le organizzazioni a sviluppare il pensiero sistemico, l’immaginazione sul futuro e la leadership sostenibile, unendo metodologie di Futures Thinking a processi creativ
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