N come Nature Restoration Law

N come Nature Restoration Law

Dopo una prima proposta, già rifiutata nel 2022, e una lunga e faticosa negoziazione che ha visto l’opposizione del PPE, a fine febbraio 2024 è stata finalmente approvata la Nature Restoration Law, una delle iniziative che rientrano nel Green Deal Europeo e che rappresenta un elemento chiave della strategia dell’Unione Europea per la biodiversità. Ma in cosa consiste? E quali effetti avrà sulle aziende? Ne parliamo con il nostro esperto Antonio Pecoraro, Key Account Manager di LIITO.

Perché è importante e in cosa consiste

In Europa, i dati dicono che non è un buon momento per gli habitat e la biodiversità: infatti, l’81% degli habitat versa in cattive condizione e il 39% del totale delle specie volatili si trova in condizioni scadenti o pessime (in aumento del 7% rispetto a sei anni fa).

Con l’ingresso di questa legge, l’Europa finalmente inizierà ad agire per contrastare la tendenza distruttiva che è in atto con degli obiettivi specifici a breve e medio termine. L’impegno, infatti, è quello di ripristinare gli ecosistemi danneggiati (foreste, pascoli, paludi, ma anche fiumi, laghi e coralli) in queste percentuali:

  • il 30% entro il 2030
  • il 60% entro il 2040 
  • il 90% entro il 2050

 

Una volta raggiunti questi risultati, gli stati Europei si impegneranno a preservare le aree ripristinate da successivi deterioramenti e in questo modo concorreranno a raggiungere obiettivi maggiori, come la tutela della biodiversità, la limitazione del global warming a 1,5° e la pulizia dell’aria e dell’acqua ottenibile lasciando che la natura faccia il suo corso.

Un investimento ingente, che però, oltre ad essere necessario, è anche redditizio: si stima infatti che per ogni euro investito in questo progetto, il ritorno economico sarà di otto.

Chiediamo ora qualche dettaglio in più al nostro esperto, Antonio Pecoraro.

Il traguardo più prossimo è quello di ripristinare il 30% degli ecosistemi: quali saranno i miglioramenti tangibili con il raggiungimento di questo obiettivo? 

Secondo la più recente valutazione dell’Agenzia Europea dell’Ambiente solo il 15% degli habitat europei è in buone condizioni, quindi cominciare il ripristino degli ecosistemi porterebbe prima di tutto una riduzione del numero di specie animali a rischio. Inoltre, ripristinare gli habitat è un fattore chiave anche per contrastare i cambiamenti climatici poiché gli ecosistemi servono come pozzi di carbonio. 

La tutela degli habitat è anche fondamentale per la produzione alimentare. Basti pensare che la presenza degli insetti impollinatori contribuisce ad un valore della produzione agricola annuale dell’UE pari a 5 miliardi di euro. 

N come Nature Restoration Law

Qual è la relazione tra il degrado degli habitat e il business?

Il degrado della natura è a tutti gli effetti un rischio finanziario e la Banca Centrale Europea non è l’unica a valutare i rischi economici di questa perdita. Nel 2020, De Nederlandsche Bank è stata la prima banca centrale a quantificare quanto le istituzioni finanziarie che sovrintende sono esposte ai rischi derivanti dalla perdita di biodiversità. Nel 2021, Banque de France ha seguito l’esempio con una valutazione degli impatti e delle dipendenze dei servizi ecosistemici nel sistema finanziario francese. I risultati di questi studi sono preoccupanti: solo nello spazio europeo, si stima che circa tre milioni di aziende dipendono fortemente da almeno un servizio ecosistemico. 

D’altra parte, la legislazione ambientale non è solo una misura protettiva: può stimolare l’innovazione, trasformare le imprese e guidare una crescita economica sostenibile. Il World Economic Forum stima che prodotti e servizi positivi nei confronti della natura potrebbero generare fino a 10 trilioni di dollari all’anno per le imprese e creare 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Ne è una dimostrazione Rete Natura 2000, una rete di 27.000 aree di protezione della natura in tutta l’Unione Europea, che si stima abbia prodotto benefici economici pari a 200-300 miliardi di euro all’anno.

Che cosa possono fare le aziende per partecipare al progetto di ripristino degli ecosistemi?

Le aziende possono contribuire positivamente alla tutela e al ripristino della natura nei territori in cui operano. Ne è un esempio l’azienda Cemex, che si è impegnata nel ripristino di una cava di argilla: il progetto ha creato una nuova zona umida nella valle per combattere la recente siccità e migliorare la disponibilità di acqua, cosa che, secondo la società, ha favorito la fauna selvatica. Allo stesso modo, la società energetica EDF ha condotto il ripristino del fiume nella valle Romanche in Francia. Le strade percorribili sono tante, ogni azienda può trovare il suo modo e la sua sfera di influenza per avere un impatto positivo sull’ambiente.

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